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COS’E’ LA MORA?

Quando una persona si considera moroso e come si scrive una lettera di messa in mora? I debiti, il pagamento in ritardo e le loro conseguenze.

Prima che ironicamente qualcuno dica che la «mora» è una bella donna dai capelli neri o un frutto di bosco, chiariamo subito che oggetto di questo articolo è spiegare cos’è la mora per il diritto. Legge ed avvocati, molto spesso, parlano di lettera di messa in mora e, tuttavia, non a tutti è chiaro il significato, ma in particolar modo gli effetti, di questa locuzione. Lo chiariremo qui di seguito, visto che il problema dei debiti e, ancor di più, della (non) puntualità dei pagamenti affligge quasi un terzo della popolazione. Ecco, quando si parla di mora si intende il ritardo ingiustificato nell’adempimento di un’obbligazione. A questo punto penserai che il ritardo è tipico del debitore. Ma non è sempre così: in ritardo potrebbe anche essere il creditore, sicché esiste tanto la mora del debitore quanto la mora del creditore. Prima di confonderti ulteriormente le idee, passiamo subito ai concetti essenziali per spiegare cos’è la mora e come funziona.

Se già ti sei chiesto che significa essere in mora ecco la risposta: vuol dire essere in ritardo nell’adempimento di una obbligazione: sia essa il pagamento di una somma di denaro, sia essa l’esecuzione di una attività. La morosità indica la situazione in cui versa chi è inadempiente a un obbligo in precedenza assunto (volontariamente, come nel caso di un contratto; involontariamente come nel caso di un danneggiamento e del conseguente risarcimento del danno). Il moroso è, di conseguenza, colui che «è in mora», è in ritardo.

Dunque la mora non ha niente a che fare con colei che non è né bionda, né rossa, né castana: in senso giuridico, il termine è usato per indicare la ritardata esecuzione di una prestazione gravante su un soggetto (mora del debitore). Si parla però anche di moradel creditore per indicare la situazione nella quale si trova quest’ultimo quando rifiuta senza giustificato motivo di ricevere la prestazione che gli è dovuta (si pensi a una consegna a domicilio ma il cui destinatario non si fa mai trovare per il ritiro).

Perché è così importante stabilire cos’è la mora e quando scatta? Perché dal momento in cui parte la mora, iniziano a verificarsi una serie di effetti negativi sul ritardatario. Ad esempio, ci sono i cosiddetti interessi di mora per chi non paga nei termini la rata del mutuo alla banca, che sono più elevati dei normali interessi convenzionali, quelli cioè pattuiti e dovuti per il normale adempimento. Quindi, specie per i debiti di importi particolarmente elevati, la messa in mora è un momento delicatissimo.

Affinché ci sia ritardo, è necessario anche che ci sia un termine di riferimento e che detto termine sia scaduto. Di solito i contratti che non indicano una scadenza devono essere eseguiti immediatamente. Ad esempio se Mario vende a Giovanni un paio di scarpe e questi non paga immediatamente è già in mora, salvo che i due non abbiano firmato un accordo in cui si concede all’acquirente un termine per adempiere. In alcuni casi, perché scatti la mora del debitore c’è bisogno della lettera del creditore, la cosiddetta messa in mora. In altri casi, la messa in mora non è necessaria.

Di norma il debitore è in mora automaticamente, senza cioè bisogno che il creditore gli invii una raccomandata, tutte le volte in cui un debito deve essere pagato al domicilio del creditore stesso. Il domicilio può anche essere il negozio, la segretaria di uno studio professionale, la sede legale di una società, il conto corrente tramite bonifico. Pertanto il debitore diventa automaticamente moroso mi seguenti casi:

  • nelle vendite, Per quanto riguarda il pagamento del prezzo, quando la cosa è già stata consegnata;
  • nella retribuzione del lavoratore;
  • nel pagamento del canone di affitto;
  • nel pagamento di un del danno per comportamenti illeciti;
  • quando lo stesso debitore ha già dichiarato per iscritto di non voler adempiere spontaneamente.

In tutti gli altri casi la mora scatta a seguito di una intimazione inviata dal creditore.

Il debitore moroso è esente da responsabilità per il ritardo solo quando dimostri che questo è dipeso da causa a lui non imputabile o quando il suo inadempimento è giustificato dal più grave inadempimento della controparte. Perché il debitore sia messo in mora, è necessaria una diffida ad adempiere ossia una lettera di messa in mora. I termini sono equivalenti e indicano la medesima cosa: si tratta della richiesta formale da parte del creditore, nei confronti del debitore, di adempiere alla prestazione entro un numero di giorni variabile a seconda della complessità della prestazione (di solito si va dai tre ai quindici giorni).

La legge non prevede forme particolari per la messa in mora se non che deve essere scritta e deve assicurare al mittente la prova del ricevimento, prova garantita dalla raccomandata a/r, dal fax o dalla posta elettronica certificata. In caso di morte del debitore, l’atto di messa in mora va indirizzato agli eredi e l’efficacia di tale intimazione è sospesa per 8 giorni, per permettere loro di provvedere all’esecuzione dell’obbligo nel quale sono subentrati.

L’intimazione o richiesta è efficace dal momento in cui la persona a cui è destinata ne viene a conoscenza. La conoscenza si presume nel momento in cui la dichiarazione del creditore è giunta all’indirizzo del debitore, salvo che questi dimostri di essere stato nell’impossibilità di averne conoscenza, in difetto di colpa. Vediamo ora quali sono gli effetti della messa in mora e quali conseguenze subisce il debitore moroso. Innanzitutto dalla scadenza del termine in caso di mora automatica e dall’intimazione negli altri casi, il debitore è tenuto a pagare gli interessi moratori secondo il tasso degli interessi legali stabilito annualmente dal ministero dell’economia.

Il contratto potrebbe prevedere una misura degli interessi moratori specifica, Superiore rispetto quella degli interessi legali. Il debitore potrebbe anche essere chiamato a risarcire il danno causato creditore dal suo ritardo (sempre che non siano stati concordati gli interessi moratori in una misura superiore rispetto a quella legale). Spetta comunque creditore dimostrare il maggior danno. Il debitore non può essere considerato in mora se ha fatto tempestivamente offerta della prestazione dovuta, anche senza osservare le forme indicate per la mora del creditore, a meno che il creditore l’abbia rifiutata per un motivo legittimo.

Se dopo la costituzione in mora del debitore, la prestazione diventa impossibile per una causa a lui non imputabile, il debitore ne risponde ugualmente. Deve quindi in ogni caso risarcire il creditore del danno subìto per non avere goduto della cosa come se fosse responsabile di tale impossibilità. La norma non si applica se il perimento è dovuto a fatto del creditore. Fa eccezione il caso della cosa illecitamente sottratta: in qualunque modo essa sia perita o smarrita, la perdita di essa non libera chi l’ha sottratta dall’obbligo di restituirne il valore. Tuttavia il debitore può liberarsi dalla responsabilità se prova che l’oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore (ad esempio il conduttore può provare che il terremoto avrebbe comunque distrutto la casa, anche se l’avesse restituita nei termini al locatore). Il debitore non è però liberato se il creditore dimostra che, prima dell’ipotetico perimento, egli avrebbe consumato o alienato la cosa.

Diversa cosa è la mora del creditore. Per quanto strano possa sembrare ci possono essere dei casi in cui il debitore vuole pagare ma il creditore non gli consente di farlo (per dispetto, per incuria o solo per dimenticanza). Si pensi ad esempio al padrone di casa che non chiede l’affitto o alla compagnia della luce che non invia le bollette. In questi casi la legge prevede una particolare procedura con la quale viene messo in mora il creditore invece del debitore. Il debitore deve recarsi dall’ufficiale giudiziario del tribunale e, tramite di questi, notificare al creditore una diffida con cui gli intima di ricevere la prestazione che gli è dovuta; diversamente nessun effetto pregiudizievole derivante dal ritardo nell’adempimento potrà essere addebitato al debitore stesso e se la prestazione diventa impossibile, al debitore non sarà attribuibile alcuna responsabilità. Un altro esempio tipico è quando l’inquilino lascia l’appartamento e non porta con sé i vestiti e i mobili. A tal fine il creditore lo può diffidare da ritirare le sue cose e, in difetto, modificargli una messa in mora tramite l’ufficiale giudiziario.

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Stella Fuser

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