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L’USURA BANCARIA E LA RECENTE SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Nella determinazione del tasso di interesse, ai fini di verificare se sia stato posto in essere il delitto di usura, deve essere rilevato, da parte del cliente, l’onere di far valere ogni questione inerente il calcolo degli interessi e l’allegazione della produzione documentale come ad esempio gli estratti a scalari e i decreti relativi ai tassi soglia e una perizia attestante la sopraggiunta usura. E’ bene ricordare che la rilevazione dei tassi di soglia usura ai sensi dell’art. 2 legge 108/96, sono calcolati sulla base dei tassi medi pubblicati dal Ministero del Tesoro con apposito decreto. I tassi soglia sono ottenuti aumentando della metà i tassi medi pubblicati dal Ministero del Tesoro sino al secondo trimestre 2011. Con il D.L. 70/2011 i tassi sono invece ottenuti, aumentando del 25% più quattro punti percentuali i tassi medi e conservando il saggio solo nel caso in cui il limite massimo degli otto punti non sia superato.

Una attenzione particolare deve essere rivolta agli interessi di mora facenti parte in un contratto bancario. E’ pacifico affermare che questi non rientrano nell’ambito fisiologico dell’operazione di finanziamento, avendo un carattere prettamente eventuale e straordinario; fin qui tutto chiaro, ma d’altro canto, la legge 108/96 è volta ad assicurare una copertura completa dall’usura, estesa in ogni direzione, dai costi immediati a quelli posticipati, da quelli ricorrenti a quelli occasionali.

E’ ormai da tempo assodato che anche gli interessi di mora sono soggetti al rispetto delle soglie d’usura. Il principio è stato ribadito dalla Cassazione Sez. I, n. 350/13 che nel ritenere fondata, nella circostanza di un mutuo, la censura del calcolo del tasso pattuito in raffronto al tasso soglia non tiene conto della maggiorazione di tre punti a titolo di mora; ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 c.c. comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalle legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori

Recentemente numerose azioni legali sono state fondate sull’accertamento del debordo delle soglie d’usura riveniente dalla somma del tasso corrispettivo e del tasso di mora. Se si somma il tasso corrispettivo al tasso di mora si incorre in un banale errore, in quanto così facendo non si fa altro che computare due volte il tasso corrispettivo: ci si riferisce all’applicazione della matematica finanziaria, infatti, essa spiega che gli interessi corrispettivi e quelli moratori sono calcolati su importi ben diversi e precisamente, i corrispettivi servono per calcolare la quota interessi di ogni rata e si calcolano sul capitale complessivo residuo, mentre i moratori si calcolano normalmente solo sulle rate (quota capitale e quota interessi) pagate in ritardo. Ne deriva, pertanto, che una sommatoria tra i due tassi, non è matematicamente corretta.

Sentenza di Cassazione n. 350 del 2013, nella verifica dell’usura per i mutui il procedimento della sommatorie tra tasso corrispettivo e tasso moratorio, può avere ingenerato tanta confusione. Nel caso specifico in cui il tasso corrispettivo del finanziamento era pari al 10,50%, mentre il tasso di mora era collocato al 13,50%, cioè tre punti sopra,  non è assolutamente applicabile la sommatoria dei due tassi; così facendo ci indurrebbe solamente a commettere un grosso errore. Quello deve essere tenuto in considerazione è la maggiorazione dei tre punti, che sommata al tasso corrispettivo va ad incidere all’ottenimento del tasso di mora.

L’usura originaria è quella che si determina al momento della stipula di un contratto di mutuo e quindi in base alle condizioni stabilite da esso, mentre quella sopravvenuta si determina durante il pagamento delle rate, ovvero quando gli interessi in origine sono al di sotto del tasso soglia e poi superano il limite.

Sulla notorietà dell’usura bancaria l’art. 1815 comma 2 del Codice Civile, stabilisce che: – se un contratto è oggetto di interessi usurari, la clausola è nulla;
– non dovrebbero applicarsi interessi di alcun tipo;
– quelli già versati andrebbero restituiti al mutuatario, mentre quelli ancora da corrispondere non sarebbero più dovuti;
– il mutuante deve restituire gli interessi ricevuti ed il mutuatario deve pagare solo la quota capitale
e, quindi, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque, convenuti a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento.

Il criterio di partizione l’art. 1284 del c.c. stabilisce, invece, che gli interessi legali decorrono dal giorno in cui viene applicata la mora per il ritardo del pagamento, e secondo il disposto dello stesso articolo, se prima della mora si dovevano interessi in misura maggiore a quella legale, gli interessi moratori saranno della medesima misura.

Evidenziando gli sviluppi intervenuti recentemente dalla Corte di Cassazione con la Sent. n. 23192/17 del 04.10.2017 e la Sent. n. 5598/17 del 06.03.2017, queste due sentenze arrivano in favore dei correntisti; i Giudici della cassazione hanno sancito che per interessi usurai si intendono quelli che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi e comunque convenuti in contratto a qualunque titolo, quindi, anche gli interessi moratori indipendentemente dal momento della loro applicazione.

Questo concetto è di fondamentale importanza, ciò significa, che se in un contratto bancario è stato convenuto ab origine un tasso di interesse moratorio usuraio, e lo stesso non è mai stato applicato per la regolarità dei pagamenti effettuati del correntista, esso è considerato comunque illegittimo ed usuraio.

 

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Stella Fuser

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